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giovedì 28 agosto 2014

Gomorra la serie, recensione


Sono un binge-watcher da sempre, mi piace immergermi nelle serie televisive che seguo aspettando la fine di ogni stagione per poi vederla tutta d'un fiato.
Grazie a MySky HD in primavera ho registrato tutte le puntate di Gomorra consapevole del grosso investimento fatto da Sky sia in termini di produzione che di marketing e pensando proprio ad un periodo come questo dove il palinsesto offre ben poco per poterla vedere con un po' di continuità.
La serie è unanimemente riconosciuta come il miglior prodotto televisivo italiano di sempre; dopo aver amato "Romanzo Criminale" e "La mala del Brenta" le mie aspettative erano altissime e devo dire che mi è piaciuta tantissimo.

Quello che risulta subito evidente allo spettatore come innovazione nella trama è che non ci sono eroi positivi e che finalmente non si riduce tutto a buoni contro cattivi con i buoni che vincono, cosa che si sarebbe potuta fare già da Romanzo.
I personaggi sono in un contesto dove tutti sono colpevoli e lo spettatore sente quel senso di repulsione tant'è che giustamente di fronte a l'evolversi della storia non è possibile simpatizzare per alcuno.

Gomorra riesce a dare un quadro realistico di come la camorra si sviluppa e di quali sono le dinamiche di autotutela che ha al suo interno per evitare l'implosione come le relazioni tra clan. Il setting è Napoli il che è coerente con una narrazione dal basso che spero nella seconda serie arrivi a mostrare come la Camorra sia in contatto anche con ambienti nazionali ed internazionali, allo stesso tempo a mio avviso i personaggi che emergono sono un po' troppo poco istruiti, nella mia personale idea i capi clan sono persone con un background di vita un po' più completo che il bazzicare solo Napoli.

Un altro segnale che si coglie nella narrazione è il legame Camorra-Religione il che non vuol dire che i prelati sono collusi, ma al contrario che la camorra stessa dà ai propri riti e regole una giustificazione divina; tanto che uno degli atti più imperdonabili è il danneggiamento di una statua della Madonna in un quartiere malfamato. L'iconografia ed il continuo rivolgersi alla divinità vengono utilizzati strumentalmente per condizionare tutta quella popolazione costretta a vivere il disagio.

Come ultima considerazione ho trovato intelligente l'utilizzo delle figure dello stato e delle strutture carcerarie. I messaggi che ho colto sono sostanzialmente 3 e tutti e 3 coerenti con altri saggi che ho letto:

  1. Nello stato ci sono collusi, omertosi, impauriti e oppositori della criminalità organizzata. Sembra una banalità, ma in un periodo di generalizzazione perenne è bene ricordare che le sfumature di questo aspetto sono molte.
  2. La realtà carceraria italiana lo confermano tutte le statistiche europee, non è più finalizzata alla riabilitazione e nella maggior parte degli istituti si esce "più criminale" di prima.
  3. Il 41bis funziona. Sarà troppo duro, sarà inumano tutto quello che volete, ma funziona e non è un caso che sia stato da sempre il primo dei punti su cui Riina ha sempre cercato di fare leva.
Non so quando La7 manderà in chiaro la serie in ogni caso mi sento di consigliarne a tutti la visione.

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